Progetti

Attraversiamo la strada

                                                    

Le Associazioni Amici della Guinea-Bissau e Abalalite presentano il progetto:
ATTRAVERSIAMO LA STRADA
nel villaggio di Fanhe

Fanhe è un villaggio della Guinea-Bissau composto da una quarantina di moranças, la casa del clan (famiglia allargata) distribuite in mezzo al matu, ovvero alla foresta. Ogni morança è costituita da circa 3 o 4 case. Il villaggio è abitato da circa 700 persone del popolo Balanta, etnia maggioritaria in Guinea-Bissau.

ATTRAVERSIAMO LA STRADA, nome scelto dall’associazione Amici della Guinea-Bissau per definire il senso del progetto, ha il significato di “andare oltre” le esperienze e le modalità di aiuto offerte dagli occidentali ai paesi africani. La differenza consiste nel voler praticare un’esperienza di vita nel villaggio di Fanhe e condividerne la quotidianità per capire il contesto sociale e culturale della comunità, per trovare insieme soluzioni adeguate a risolvere semplici problemi pratici e migliorare così le condizioni delle persone.

L’associazione Amici della G.-B., infatti, è stata costituita nel 2004 da un gruppo di amici che da anni si recavano in Guinea-Bissau come volontari presso le Missioni. Dalle esperienze precedenti è nata la sfida di provare a sperimentare un nuovo tipo di relazione tra culture diverse per promuovere nuove consapevolezze nel rispetto reciproco tra persone.

I singoli progetti sono stati scelti insieme tra volontari e Consiglio degli anziani in lunghi e numerosi incontri all’ombra di manghi secolari e cresciuti nel rapporto continuo con gli abitanti: uomini, donne e soprattutto con i bambini; questo ha permesso di superare incomprensioni e di raggiungere un sincero rapporto di fiducia, anche se le difficoltà non si superano mai una volta per tutte.

Nel corso degli anni altri volontari piemontesi sono stati coinvolti nel progetto proprio per le sue peculiarità, questi ultimi, a loro volta, hanno dato vita, nel 2010, ad un’altra associazione Abala lite, che in lingua Balanta, quella parlata dall’etnia del villaggio, significa “Come stai?”.

In pochi anni e con i soli mezzi riusciti a raccogliere dai volontari attraverso donazioni tutte finalizzate a migliorare le condizioni di vita degli abitanti – i volontari che si recano a Fanhe si pagano il viaggio ed il mantenimento durante il soggiorno – molti sono stati i progetti realizzati e la trasformazione del villaggio procede di anno in anno.

Prioritariamente le richieste avanzate dagli abitanti sono state: la scuola primaria, la scuola materna, il presidio sanitario, i pozzi per l’acqua che ormai sono diventati sei.

A queste prime costruzioni si sono aggiunti i servizi e le docce per gli studenti e gli insegnanti, la cucina e la mensa scolastica, il forno per cuocere il pane, gli alloggi per gli insegnanti, i pannelli solari per l’energia.

Il presidio sanitario è stato ingrandito con locali per brevi ricoveri di pazienti (si tenga presente che le distanze tra villaggio e ospedale o cittadine vicine sono per lo più percorse a piedi e nessun abitante del villaggio possiede un’automobile) e dotato progressivamente di strumentazioni compresi microscopi per poter diagnosticare la malaria e computer per tenere aggiornate le schede di coloro che si rivolgono in caso di malattia. Oltre ad una infermiera professionale, presente un giorno la settimana, si occupano del presidio due volontari del villaggio che hanno frequentato corsi di formazione e sono in grado di fornire un primo soccorso, seguire l’approvvigionamento dei medicinali, tenere aggiornate le schede dei pazienti. Dal prossimo anno, due ragazze che hanno frequentato la scuola a Fanhe dovrebbero iniziare la formazione per poter assistere le donne durante la gravidanza ed il parto. Riuscire a far collaborare uomini e donne nel presidio sanitario sarebbe un ulteriore passo nella trasformazione dei ruoli tradizionali. Da quest’anno, insieme agli abitanti, è iniziata la fabbricazione in cemento della base delle latrine per dotare, progressivamente, tutte le moranças di servizi igienici pressoché inesistenti nel villaggio e migliorare così le condizioni igieniche.

Alle costruzioni in senso materiale si affianca la gestione di quanto costruito: dal controllo dell’acqua nei pozzi, per evitare contaminazioni con secchi non puliti, all’organizzazione della scuola, che, oltre ad insegnare a leggere, scrivere e far di conto, diventi il terreno per l’educazione alimentare, sanitaria, civica e civile. La scuola è il luogo ideale da cui partire per offrire almeno un pasto al giorno corretto dal punto di vista nutrizionale, controlli igienico sanitari grazie alla collaborazione tra insegnanti ed infermiera, insegnare a lavarsi le mani prima dei pasti, trasformare le abitudini alimentari e di genere introducendo l’orticoltura pratica tra le materie di insegnamento nelle classi terze e quarte, in modo che sia i bambini sia le bambine possano imparare a coltivare gli ortaggi (tradizionalmente la coltivazione è a cura delle donne e l’alimento base continua ad essere il riso). I prodotti coltivati servono per la preparazione dei pasti della mensa scolastica. Per meglio organizzare la formazione si è ritenuto opportuno avvalersi delle competenze di un agronomo locale, che, oltre ad insegnare agli allievi tecniche e pratiche agrarie, segue anche le donne.

Già da due anni le donne hanno iniziato a coltivare pomodori, peperoni, cipolle sia per l’autosufficienza alimentare e per diversificare l’alimentazione della famiglia sia per vendere il surplus al mercato ed essere più autonome economicamente: infatti il ricavato della vendita degli ortaggi rimane alle donne. Il progetto orticoltura sviluppa così il senso di consapevolezza del proprio lavoro e l’autonomia decisionale nella gestione del lavoro e della spesa domestica innescando un processo simile a quello del microcredito per l’acquisto comune delle sementi. Nell’estate, appena trascorsa, è iniziata la costruzione delle serre, qui utili contro la pioggia troppo violenta più che per riparare i prodotti dal freddo.

Con il nuovo anno scolastico dovrebbero iniziare i corsi per l’alfabetizzazione degli adulti grazie ad un progetto del Ministero all’istruzione della Guinea-Bissau. I volontari hanno in progetto di ampliare la biblioteca, già esistente, forse la seconda in tutta la Guinea-Bissau. Infatti, oltre a quella di Fanhe, che possiede già ben 155 libri per bambini e qualcuno per adulti, dizionari di portoghese (richiesti espressamente dagli insegnanti), 22 DVD con film e documentari, carte geografiche ed un mappamondo, ne esiste un’altra a Bissau, la capitale. Imparare a leggere è importante, ma, poi, occorre avere qualcosa da leggere! Per offrire materiale visivo agli allievi della scuola e del jardim dall’anno scorso abbiamo iniziato a portare materiali visivi, come ad esempio l’abbecedario, in modo che il bambino passi dal Balanta al Portoghese riconoscendo l’immagine. Il locale biblioteca dovrebbe diventare un vero e proprio centro polifunzionale per bambini ed adulti con il proiettore per vedere i DVD, i computer per (si spera) connettersi con internet, per incontri, per laboratori di attività espressive.

Molto resta ancora da fare, ad esempio: occorrerebbe un intervento sulle risaie per aumentare la produzione locale del riso, fonte primaria di sostentamento delle famiglie e fonte di reddito in caso di maggiore produzione, si sta lavorando per poter avere il segnale internet per facilitare le comunicazioni tra l’Italia e la Guinea, anche per poter effettuare diagnosi a distanza, per produrre stufe pirolitiche in modo da ridurre il consumo della legna, per dotare ogni morança almeno di un pannello solare per una seppure minima illuminazione.

11 novembre 2011
Margherita Dotta Rosso

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Associazione Abala lite via A.Diaz 15 10071 Borgaro Torinese (TO)
cell. 348 74 89 251
e-mail: abalalite@gmail.com
sito: http://www.abalalite.it

Cenni sulla Guinea-Bissau

La Guinea Bissau è una piccola nazione dell'Africa occidentale che copre un'area di 36.000 km2. La popolazione conta ca.1.300.000 abitanti, in gran parte pastori, coltivatori di riso e pescatori.
Colonia del Portogallo, per 500 anni, fino al 1974, è il quarto paese più povero del mondo (l'87% della popolazione vive con meno di un dollaro al giorno) e si trova al 168° posto nell'indice di sviluppo ed è quindi tra i paesi più svantaggiati al mondo.
La capitale Bissau conta circa 430.000 abitanti
La lingua ufficiale è il portoghese. Il dialetto creolo, che mescola elementi africani e portoghesi, è considerato la “lingua nazionale”. Tra le 20 lingue native, le più parlate sono il Balanta ed il Fula.
La mortalità infantile è molto alta: delle nuove nascite il 10% muore prima di aver raggiunto il primo anno, mentre un altro 10% non arriva a 5 anni, chi sopravvive ha una speranza di vita di 44 anni.
Il 70% della popolazione della Guinea Bissau è analfabeta e la maggioranza è rappresentata da donne. La carenza di strutture, materiali didattici e di organizzazione sul territorio rendono il sistema formativo del paese precario e non sufficientemente adeguato alle necessità.
Le scuole di base sono dislocate nei vari villaggi e registrano una frequenza prevalentemente maschile soprattutto nelle classi più alte.

 

(articolo  pubblicato su newsfood.com – rivista on line - novembre 2011)