Due medici della Guinea Bissau “a lezione” nell’ospedale di Biella

Anche quest’anno si rinnova la collaborazione tra l’Asl di Biella e l’ospedale di Cumura, in Guinea Bissau nell’Africa occidentale. Sono arrivati all’ospedale di Biella Nelson Alfonso Nhacra e Vanira E.P.A. De Almada, rispettivamente infettivologo e ginecologa che da oggi frequenteranno l’ospedale Degli Infermi per perfezionare la loro formazione. Un progetto in cui l’Asl di Biella crede, reso possibile grazie al sostegno e la collaborazione di più protagonisti. L’iniziativa è stata avviata già l’anno scorso con l’apporto del dottor Francesco Cavallero, medico veterinario dell’Asl di Biella in qualità di sindaco di Casalborgone, che aveva risposto all’appello lanciato da padre Armando Cossa, direttore sanitario dell’ospedale africano. A coordinare tutte le attività logistiche e organizzative è stato il dottor Angelo Penna, direttore sanitario dell’Asl biellese, insieme alla dottoressa Paola Trevisan della direzione medica ospedaliera. Prezioso il sostegno della Fondazione «Maria Bonino» di Biella che ha scelto di farsi carico interamente delle spese di vitto e alloggio presso l’ospedale e al Cottolengo, dove i due medici saranno ospitati durante il soggiorno.

ESPERIENZA
Trentatré e trentadue anni, questi giovani medici sono a Biella per apprendere tecniche e metodi di lavoro non ancora sviluppati a Cumura. In particolare nel caso del dottor Nelson - per il secondo anno al Degli Infermi - per proseguire l’apprendimento anche in campo ecografico, mentre per la dottoressa De Almada invece sarà un’occasione preziosa per apprendere la tecnica del parto cesareo e le procedure di anestesia necessarie. «Continuiamo a credere in progetti di questi natura - ha detto il direttore generale Gianni Bonelli - perché siamo convinti che la formazione e la cultura siano due aspetti fondamentali per crescere. Siamo felici che il nostro ospedale sia uno dei luoghi in cui questa forma di sviluppo viene resa attuabile». una formazione sul campo da poter poi esportare in territori dove l’aids continua a mietere vittime e dove la capacità di eseguire un’anestesia e un taglio cesareo possono fare la differenza per salvare la via di mamme e neonati.

 

Fonte: La Stampa online