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Sentieri del Villaggio

Sentieri del villaggio

Tutti abbiamo una nostra idea della letteratura. Prevale l'idea che la letteratura sia un prodotto di elitè. Non è più tanto così, i titoli nuovi che si pubblicano in Italia sono una cinquantina al giorno.

Credo che solo alcune elitès, ma tutti dobbiamo scrivere, se abbiamo qualcosa da comunicare.

E' il caso di questo libro dove su 8 autori, io solo nel 2007 a 72 anni avevo scritto il mio primo libro. Avevo scritto per non dimenticare, perché come dice un proverbio africano: quello che non viene raccontato è perso.

Lo scrivere mi ha entusiasmato e con l'entusiasmo ho convinto le compagne ed i compagni della nostra piccola associazione Abalalite, saluto balanta che vuol dire: come stai? Non è stato facile convincerli, ma vi assicuro che il risultato è importante, permette di poter dare uno sguardo a questa straordinaria natura, alla bellezza di queste persone, si dicono etnia e hanno una loro eccellente cultura sociale, e alla meraviglia indescrivibile dei tramonti africani.

Perché un libro sull'Africa?

Perché Pino ci ha trascinato in Guinea-Bissau. Era un suo grande desiderio andare in questa terra, ci è andato come esperto apicultore. E' tornato con evidenti sintomi che qualcosa era cambiato nella sua persona. Ho chiesto se anche uno senza arte ne parte come me poteva essere utile. Alla risposta affermativa siamo partiti in tre Pino, Salvatore ed io, seguiti da Luciana, Paolo, Marco, Margherita e Pia.

Sapevamo che la causa del cambiamento di Pino non è attribuibile a bevande speciali, ma l'incontro con la povertà, la solidarietà, le modeste abitudini consumistiche, il modo di intendere la ricchezza, solo chi la distribuisce è ricco, il concetto di proprietà, molto diverso dal nostro utere et abutere, la solidarietà e non ultimi i loro criteri di eguaglianza.

Anche in noi era grande il desiderio dell'incontro con questo continente.

Credo che siamo Africani anche noi, collegandoci alle origini dell'umanità.

Di sicuro la nostra crosta terrestre fino alle Alpi è quella africana, dicono i geologi.

A 50 anni dalle guerre di liberazione, permangono i disastri delle colonizzazioni trasformate in nuove forme di sopraffazione.

Anche la cooperazione internazionale ha i suoi peccati. E' il primo businnes mondiale per fatturato e addetti, prima del mercato delle armi. E noi non vogliamo essere elemosinieri.

Alberto Salza, sociologo torinese, dopo oltre 40 anni di permanenza nei paesi più poveri del mondo, racconta che alcuni amici africani gli hanno detto: No doni, per favore, solo promesse.

Come lui è molti altri, è importante camminare insieme per conoscerci e aiutarci vicendevolmente.

Come dice una clarissa di Bouar, lo abbiamo scritto in quarta copertina:

“l'Africa è il paese delle ingiustizie dei soprusi e della violazione dei diritti;

è il paese delle prepotenze, dello straniero e del più forte, delle ricchezze rubate e sottratte. E' il luogo dove l'umanità grida e soffre senza essere ascoltata”.

Quirico, anche lui uomo nuovo, dice che: il dolore dell'uomo va condiviso per poterlo raccontare.