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WLADIMIR

Wladimir Mequesna è bravo a scuola! Come tutti i ragazzi di Fanhe è bravo anche a salire sugli alberi. Lo fanno tutti, da sempre.

Per raccogliere la frutta, manghi, avocado, tambacumba (parinari macrophilla), mampatas ( parinari excelsa), ankol (palma leque,borassus aethiopium, il cui frutto contiene una polpa gelatinosa commestibile).

Per tagliare i rami di alcuni alberi e farne mangiare le foglie alle mucche. Nel periodo secco l'erba verde manca per molti mesi.

Wladimir quel giorno era salito su di un baobab (adansonia digitata, in Criolo, Cabaçeira) per raccoglierne i frutti. Qualcosa era andato storto, era caduto.

Raccolto a terra dai suoi vicini, adagiato su una stuoia era stato portato all'infermeria.

Ad una prima sommaria visita dell'infermiere era evidente una frattura scomposta ed esposta del femore.

Non poteva essere curato li. Nessuno era in grado di intervenire.

L'infermiere ci chiamò al cellulare, chiedendo di fare in fretta. Noi eravamo in mezzo alle risaie, al confine del villaggio vicino, N'tchugal. Ci mettemmo quasi un'ora ad arrivare.

Preparammo la macchina per il trasporto del ferito, sul cassone un materassino di gommapiuma, non potevamo metterlo nell'abitacolo, doveva stare allungato.

Lo portarono fuori dall'infermeria, era disteso su un fianco, la gamba ferita avvolta da uno straccio insanguinato. Si lamentava dal dolore ad ogni minimo movimento ma non piangeva. Per tutto il tempo non lo ha mai fatto, ed il viaggio è stato un vero tormento.

La strada piena di buche, per di più, il giorno prima aveva piovuto, c'era ancora molto fango sulla strada e dovevo mantenere un'andatura più veloce per non rischiare di rimanere impantanato.

Da dietro, sentivo il dolore di Wladimir, una cantilena continua, incessante. Anche nei punti in cui la strada era malridotta, non cambiava il tono. L'abitudine alla sofferenza ed alle difficoltà l'avevano già formato e temprato. Imparano da piccoli.

Anche questa volta, mi fu chiesto di non andare all'ospedale, (ormai ho imparato a non sorprendermi o protestare alle loro decisioni). Avevano più fiducia nel curandero delle ossa di un vicino villaggio. Vi avevano fatto ricorso più volte con buoni risultati. Così dicevano!

Riprendemmo un altro sterrato che dopo alcuni Km ci portò in una piccola morança, vicino alla riva del Rio Geba.

Qui i parenti scaricarono il ragazzo (ed anche le masserizie che sarebbero occorse durante tutto il periodo di permanenza per la cura ed il recupero: stuoie,riso,indumenti etc), le avevano preparate prima della partenza.

Lo sistemarono per terra nel patio vicino alla porta della capanna. Questa è l'ultima immagine che ho di lui.

Mi riporto dietro la speranza della sua guarigione, di aver fatto bene a portarlo da curandero invece che all'ospedale, insieme al dispiacere che per lui l'anno scolastico era terminato. Era uno degli alunni che quest'anno avrebbe vinto uno dei premi, per i più meritevoli.

Il curandero non era presente, era nei campi a raccogliere il miglio, seppur chiamato al cellulare non arrivava. Per fare più in fretta, accompagnati da un uomo della famiglia lo andammo a prendere.

Spero di vedere Wladimir in forma il prossimo anno.

Pino